Abbiamo sbagliato toni, ora più democrazia interna e giù le tasse

La vittoria del centrodestra nel 2008 non è stata accettata da un robusto nucleo di poteri giudiziari, mediatici, finanziari, politici e amministrativi che hanno rinnovato, ampliandolo alla sfera privata, l’attacco a Silvio Berlusconi, iniziato dal 1994. La situazione è stata complicata dalla crisi finanziaria che ha lasciato margini assai ristretti a un paese come l’Italia con un debito così elevato. di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati   Leggi tutti gli interventi
16 AGO 20
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Il governo ha realizzato alcune riforme assai importanti: la semplificazione della Pubblica amministrazione, la lotta alla mafia, l’introduzione di forti ammortizzatori sociali, e ha messo in sicurezza i conti pubblici. Paradossalmente il governo ha tutelato il lavoro dipendente e ha lasciato scoperto il lavoro autonomo nelle sue varie componenti ed esso, al nord, ha reagito facendo una sorta di sciopero del voto. Per di più, al forsennato attacco mediatico-giudiziario abbiamo risposto cadendo spesso nella trappola e adottando un linguaggio aggressivo, che si è tradotto nel paradossale risultato che siamo apparsi noi gli estremisti mentre era sostanzialmente eversivo lo schieramento avversario, il quale puntava a far saltare un governo legittimo usando l’arma impropria dello strumento giudiziario.
Dopo la sconfitta delle amministrative bisogna rispondere su più piani. In primo luogo su quello politico-partitico. Il primo segnale è stato dato con l’elezione a segretario politico di Angelino Alfano. Ciò vuol dire il ritorno a un linguaggio moderato e pacato, l’apertura di un confronto con i centristi dell’Udc, il rinnovamento del partito con il suo radicamento sul territorio e con l’acquisizione di una vita democratica ai vari livelli. In questo quadro rientra anche l’adozione, secondo regole e limiti ben precisi, delle primarie per la scelta dei candidati sindaci. Ma dobbiamo avere la consapevolezza che per riaggregare il blocco sociale del centrodestra, di qui alle prossime elezioni politiche, è decisiva la politica del governo. Già Draghi, nella sua relazione, ha detto qualcosa in proposito quando ha affermato che andrebbero “ridotte in modo significativo le aliquote elevate sui redditi dei lavoratori e delle imprese”. Ma le parole sulle quali dobbiamo maggiormente riflettere sono proprio quelle scritte sul Foglio del primo giugno da Francesco Forte: “Il pareggio di bilancio al 2014 comporta una deflazione di 5 punti del pil che va controbilanciata con tonici per non deprimere la crescita possibile. Un consiglio, dunque: ora smettete di prometterci future riforme tributarie e dei codici fiscali. Tagliate di 5 punti l’aliquota dell’imposta sulle imprese. Abolite l’Irap dividendola in una addizionale di 4-5 punti sulle imprese e in un contributo sanitario, detraibile dall’imposizione di tale tributo.
La copertura si può trovare nei numerosi esoneri dell’Iva e nelle pieghe di bilancio. Occorre un segnale sul fronte fiscale per ridare agli elettori del Pdl e della Lega il sogno di un paese con meno tasse e d’un governo meno grosso”. In sostanza, a mio avviso, le condizioni per risalire la china sono: il ritorno ad un linguaggio politico aperto, autoironcico e colloquiale, un partito che coordina davvero il lavoro politico-programmatico del governo e dei gruppi parlamentari, che accentua il suo radicamento sul territorio e che ha una vita democratica al suo interno, un governo che si impegna, nei limiti del possibile, per riconquistare il consenso dei lavoratori autonomi. Su questo terreno non c’è dubbio che Giuio Tremonti ha il ruolo, la personalità politica, la competenza tecnica e la fantasia programmatica per aiutare tutto lo schieramento di centrodestra, dal Pdl alla Lega.
di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati